Mostre


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Vorrei camminare sulla luna

Pier Paolo Calzolari, Rainer Ganahl, Vlatka Horvat, Darius Mikšys, Paolo Parisi, David Shaw, Kamen Stoyanov


Galleria Enrico Astuni
dal 28.01.2012 al 03.06.2012

A cura di: Lorenzo Bruni

Comunicato stampa: PDF

La Galleria Enrico Astuni, è lieta di annunciare che la mostra collettiva a cura di Lorenzo Bruni dal titolo “Vorrei camminare sulla luna. Riflessioni attorno al concetto di spazio” è stata prorogata fino al 14 di Luglio 2012. Il progetto è stato inaugurato a Gennaio in occasione di Arte Fiera permettendo agli artisti di interagire sia con lo spazio della Galleria che con quello dello stand in fiera.

 

L’idea di mostra nasce dal voler mettere in evidenza le diverse tipologie di confronto adottate dagli artisti invitati con il concetto di paesaggio e con lo spazio del quotidiano: la loro possibilità di scoperta, di documentazione e narrazione. Questo particolare punto di vista sulle opere presenti permette di aprire una riflessione più ampia sull’esigenza da parte dell’uomo di confrontarsi da sempre con la rappresentazione “del paesaggio di natura” come modello o meta in cui “ritrovare sé stesso”. Inoltre, la scelta di prorogare la mostra permetterà di introdurre nuove opere degli stessi artisti e di proporre un evento alla fine di giugno, e di riflettere sul fatto che questi artisti puntano non tanto a rappresentare il paesaggio in quanto spazio, ma la temporalità stessa di relazione tra osservatore e quel particolare “attorno”. Questo attorno spesso si modifica (come accadrà anche al panorama della mostra in questi mesi) e si evolve proprio come accade nel reale e questa attenzione è ben sintetizzata dal video di Vlatka Horvat In Place, 2003/2012. Il video ruota attorno alla solita azione dell’artista che entra nel campo visivo della telecamera orientata verso diversi paesaggi. Il paesaggio è quello invernale e sembrano tutti uguali sotto la neve, ma piano piano la neve si scioglie e diviene evidente che l’azione comica o senza senso dell’artista che fa verso la telecamera è quello di trovare la giusta posizione al centro dell’immagine per poi però uscire dall’inquadratura canonica del paesaggio romantico per venire verso di noi…verso gli spettatori o verso la vita.

 

Il paesaggio, nella storia dell’arte occidentale, viene a definirsi come quell’immagine all’interno di una cornice (elemento che sancisce un confine preciso) che propone una visione idilliaca in contrasto con il luogo reale in cui è esposta o contemplata. La pittura di genere legata al paesaggio a partire dal 1600 ha codificato in regola tale concetto. Partendo da questo assunto, le ricerche pittoriche successive hanno cercato di stabilire un legame imprescindibile tra il paesaggio e quell’istante irripetibile in cui esso viene osservato. [...] Per questo gli artisti in mostra ripensano il paesaggio partendo da un caso specifico: Kamen Stoyanov per esempio presenta la grande foto di una donna che sembra incedere verso di noi, ma che invece è solamente un’immagine pubblicitaria posta a coprire il tetto di una capanna alla periferia di Roma vista dall’alto, nelle opere di Paolo Parisi si tratta del fiore di datura, stampato direttamente su frammenti di mappe geografiche che si fanno una serie di nuove grafiche o “antigrafiche”; per Valtka Horvat invece semplici grucce d’abbigliamento modificate diventano misuratori della parete stessa in cui vengono esposte per evocare un nuovo tipo di percezione dello spazio. Altri esempi sono forniti dall’immagine elaborata al computer dodici anni fa da Darius Mikšys che riporta la sua idea di perfetta integrazione tra abitazione e paesaggio, oppure l’immagine di David Shaw di alberi tagliati ai margini di un cimitero tenuta in mano da uno spettatore come un trofeo di caccia, oppure l’associazione che realizza Rainer Ganahl con i suoi lavori dal titolo Credit Crunch (tavoli con ortaggi, salumi, intagliati come delle sculture) tra la fruizione diretta della natura nel momento della condivisione del cibo e l’astrazione dell’attuale mercato finanziario.

 

Le due considerazioni da cui la mostra prende le mosse sono: che non esiste paesaggio senza soggetto che lo osserva e che “l’immagine” è sempre in contrasto con l’esperienza dello spazio percorso dallo spettatore. […] Questo cortocircuito viene realizzato da Rainer Ganahl attingendo a figure della storia recente della cultura Europea come Marcel Duchamp, Alfred Jarry e Morandi che si sono precedentemente confrontati con il problema della rappresentazione/trasformazione dello spazio naturale, da Vlatka Horvat per mezzo di sculture con materiali di scarto che interagiscono con lo spazio e ne determinano nuove misurazioni spaziali e immaginazioni, per Darius Miksys nei momenti di condivisione collettiva da parte del pubblico che si lascia interrogare su chi è veramente l’autore di un’opera d’arte. Allo stesso modo Paolo Parisi presenta un prototipo di una unità d’abitazione da cui, osservando il paesaggio dalla vetrata in plexiglas rossa, percepiamo il paesaggio naturale come un quadro monocromo, David Shaw crea un’assemblaggio precario ed eterno allo stesso tempo tra materiali tecnologici ed elementi della natura, Kamen Stoyanov riferendosi al meccanismo con cui le persone si sentono incluse o escluse dallo spazio collettivo, punta ad una riflessione più ampia sul concetto di comunità simbolica.

 

In quest’ottica l’opera Tabacco, 1971 di Pier Paolo Calzolari introduce in maniera evidente che le ricerche degli artisti della nuova generazione sono possibili solo dopo le sperimentazioni della non rappresentazione a favore della presentazione della natura stessa e suoi fenomeni da parte degli artisti attivi dagli anni Sessanta e in particolare quelli della Land Art e dell’Arte Povera, di cui Calzolari è uno dei principali animatori. […] Il progetto “Voglio camminare sulla luna” presenta cosi opere che documentano l’esperienza della scoperta dello spazio fisico/mentale da parte dei singoli artisti per interrogarsi sul concetto di esperienza del reale nel era dei navigatori satellitari e della possibilità di narrare e condividere questa esperienza con gli altri. In questo modo la mostra apre una riflessione inedita su “cosa intendiamo oggi per paesaggio”, e sul “ruolo dello spettatore rispetto alle immagini del reale che riceve e gestisce normalmente di giorno in giorno”.

 

Rainer Ganahl (Blundenz, Austria, 1961; vive e lavora a New York), Vlatka Horvat (Čakovec, Croazia, 1974; vive e lavora a New York e Londra), Darius Mikšys, (Kaunas, 1969; vive e lavora a Vilnius), Paolo Parisi (Catania, 1965; vive e lavora a Firenze), David Shaw (Rochester, New York, 1965; vive a lavora a New York); Kamen Stoyanov, (Rousse, Bulgaria, 1977; vive e lavora tra Vienna e Rousse, Bulgaria). Pier Paolo Calzolari (Bologna, 1943; vive e lavora a Fossombrone).